Lo Stalking giudiziario

Nonostante non vi sia ancora una norma specifica che preveda questa peculiare figura di atti persecutori, distinti dalla previsione dell’art. 612 bis c.p., il Supremo Collegio ha iniziato un timido approccio con la sentenza n. 3831/2017 Sez. V Penale, ipotizzando la configurabilità di un’autonoma fattispecie di reato che abbia ad oggetto il reiterato quanto ingiustificato ricorso alla giustizia sia civile che penale.

Il reato di stalking giudiziario, ad oggi in via di configurazione ad opera della dottrina e della giurisprudenza, svolgerebbe, dunque, in tema di repressione penale la stessa funzione che in ambito civile assume la c.d. lite temeraria di cui all’art. 96 comma 3 c.p.c.

Venendo agli elementi fondanti la fattispecie in esame essi sarebbero individuati nella reiterazione di domande risarcitorie o denunce, fondate su pretese del tutto infondate e strumentali agli interessi dell’attore.

La Suprema Corte nella citata sentenza tiene a precisare però che: “la valutazione di gravità indiziaria non è affermata soltanto sulla proposizione reiterata di denunce ed esposti – la cui concreta valutazione va rimessa all’apprezzamento del giudice di merito concernente i profili fattuali della vicenda – bensì su condotte ben più pregnanti

In ossequio di tale principio è utile citare il primo caso di condanna per stalking giudiziario.

Nello specifico il GIP del Tribunale di Monza, con Ordinanza del 5 marzo 2020, applicava la misura cautelare del divieto dell’esercizio della professione per un anno, ad un avvocato per la sussistenza di gravi indizi circa il delitto continuato di atti persecutori (art. 81 c.p., comma 2, e art. 612-bis c.p.), commesso mediante il ricorso sistematico e strumentale ad incessanti e infondate azioni giudiziarie in pregiudizio di alcuni soggetti.

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla misura cautelare, successivamente alla sentenza di primo grado, la conferma in toto, asserendo che l’indagato aveva posto in essere “una gran copia di azioni giudiziarie in maniera del tutto strumentale, al fine di aggredire e molestare(Cass. Sez. V n.11429/2021).

A ben vedere, infine, sembrerebbe che sotto il profilo dell’interesse leso lo stalking giudiziario configurerebbe un reato plurioffensivo, avendo la condotta ripercussioni non solo sugli individui che lo subiscono, ma anche sulla giustizia nella sua totalità.  Ed infatti incardinare cause prive di reale fondamento mosse dagli stalker, ha l’effetto di appesantire ulteriormente il già enorme carico processuale degli uffici giudiziari, oltreché gravare lo Stato di spese inutili.

In tal senso non può non condividersi l’auspicio del Dott. Giovanni Moscagiuro, esperto in stalking e cyberstalking per il quale diventa essenziale scoraggiare tali azioni, con la conseguenza di “un alleggerimento del carico processuale che grava nei vari Tribunali, a causa di motivi inesistenti e strumentali ad altri fini del tutto illegittimi e sarebbero anche evitati tanti presumibili errori giudiziari che poi a distanza di tempo, magari di dieci anni o più, si scoprono essere tali

De Iure condendo si auspica, dunque, un serio ed efficace intervento del Legislatore, che, facendo propri gli spunti dottrinali e giurisprudenziali sopra evidenziati, delinei con precisione e completezza i tratti di questa fattispecie criminosa.

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Avv. Emilio Cintolo

L’Avvocato Emilio Cintolo consegue la laurea in Giurisprudenza nel 2004, e si abilita all’esercizio della professione forense nell’ottobre del 2007.

Completa la sua formazione per l’avvocatura sia con la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università di Catania (corso biennale 2004/2006) poi, nel 2016 col corso propedeutico all’iscrizione nell’Albo speciale dei cassazionisti presso la Scuola superiore dell’avvocatura del Consiglio Nazionale Forense.

Specializzato in diritto Penale e relatore in numerosi convegni ed eventi formativi, è attualmente componente del direttivo della membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Ragusa ed è patrocinatore presso le giurisdizioni superiori.

Maria Cristina Emmi

L’Avv. Maria Cristina Emmi si laurea in Giurisprudenza nel luglio del 2008 presso l’Università degli studi di Catania. Svolge il periodo di pratica forense collaborando con studi legali con sede a Catania specializzati nel settore del diritto civile, diritto del lavoro e diritto amministrativo, con particolare riferimento alla materia urbanistica e delle espropriazioni.

Nel 2011 si abilita all’esercizio della professione forense presso la Corte d’Appello di Catania ed inizia a svolgere la sua attività professionale patrocinando principalmente ricorsi innanzi al TAR ed al Tribunale Civile.

Dal 2016 l’Avv. Emmi, con una spiccata propensione all’approfondimento di argomenti riguardanti il diritto amministrativo, collabora con Enti di formazione svolgendo attività di docenza esterna in favore di impiegati comunali e dipendenti di società partecipate erogando formazione nelle materie specificamente dell’ordinamento degli enti locali, codice dell’amministrazione digitale, codice degli appalti, protocollo informatico, incompatibilità per i pubblici dipendenti, legge sul procedimento amministrativo, concorsi e stabilizzazioni nella Pubblica Amministrazione, sanzioni disciplinari.

Giuseppe D’Amico

L’Avvocato Giuseppe D’Amico consegue la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Catania nell’aprile del 2006, e si abilita all’esercizio della professione forense nel 2010. Nonostante l’estrazione “penalistica” dovuta ad una lunga pratica in questo settore del diritto, egli approfondisce anche altre tematiche del diritto, in particolar modo le società. Così ottiene un master di primo livello in “Diritto delle Società ed Economia delle aziende” nel 2016, mentre nel 2018 consegue la laurea specialistica in Scienze Economiche con il massimo dei voti.
Esperto in diritto dell’immigrazione, vanta una esperienza di sette anni come consulente legale del più grande centro d’accoglienza europeo sito in Mineo, e a tutt’oggi cura i ricorsi avverso il diniego della richiesta di protezione internazionale ex art. 35 bis D.lgs 25/2008. E’ anche autore di progetti sull’ introduzione alla legalità destinati ai richiedenti asilo, ed ha ideato protocolli di assistenza legale relativi alla richiesta di protezione internazionale presso le Commissioni Territoriali.
Ha collaborato per cinque anni in qualità di legale con la sigla UIL FPL settore pubblica amministrazione, curando diversi ricorsi dinanzi al Tribunale del Lavoro di Catania.
Dal 2017 è iscritto nell’Albo degli Amministratori Giudiziari, presso il Ministero della Giustizia e collabora in qualità di coadiutore nominato dall’Autorità Nazionale per i Beni Confiscati (ANBSC).
Si occupa inoltre della formazione universitaria attraverso l’attività di tutoring e coaching in materie giuridiche.

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