Le azioni esecutive ed il sequestro ex art.20 D.lvo 159/11 – Codice Antimafia

In tema di sequestro ex art. 20 del D.lvo 159/2011, noto anche come Codice Antimafia, è di primaria importanza analizzare le ripercussioni pratiche sui creditori del proposto, destinatario della misura di prevenzione.

A tenore del suddetto articolo, qualora risulti che un soggetto disponga di beni il cui valore risulti sproporzionato rispetto alle capacità reddituali di quest’ultimo, e che vi siano sufficienti indizi tali da far ritenere che i beni stessi siano frutto di proventi derivanti da attività illecite, il Tribunale ne ordina il sequestro con decreto motivato. Il provvedimento cristallizza il patrimonio del proposto che verrà affidato ad un amministratore giudiziario, fino alla eventuale restituzione.

In questa sede si analizzerà nello specifico cosa accade ai creditori che vantano nei confronti del proposto dei crediti antecedenti al provvedimento di sequestro, e se eventuali azioni esecutive siano o meno utilmente esperibili.

L’art. 52 del Codice Antimafia statuisce che la confisca non pregiudica i diritti di credito dei terzi aventi data certa al provvedimento di sequestro purché sussistano le seguenti condizioni:

  1. che il proposto non disponga di altri beni sui quali esercitare la garanzia patrimoniale idonea al soddisfacimento del credito, salvo che per i crediti assistiti da cause legittime di prelazione su beni sequestrati;
  2. che il credito non sia strumentale all’attività illecita o a quella che ne costituisce il frutto o il reimpiego, sempre che il creditore dimostri la buona fede e l’inconsapevole affidamento;
  3. nel caso di promessa di pagamento o di ricognizione di debito, che sia provato il rapporto fondamentale;
  4. nel caso di titoli di credito, che il portatore provi il rapporto fondamentale e quello che ne legittima il possesso.

Il meccanismo che viene previsto dalla normativa, dunque, è quello dell’accertamento dei crediti simile all’insinuazione al passivo durante il fallimento, essendo sottoposto al vaglio del giudice delegato, che fisserà all’uopo l’udienza di verifica dei crediti (art. 57, 58 e 59).

Al contrario, per i crediti prededucibili sorti nel corso della procedura, non vi è necessità di alcuna verifica, sebbene il loro pagamento sia sempre subordinato all’autorizzazione del giudice, come dispone l’art. 54.

Riguardo ai crediti sorti prima del sequestro, la normativa non ne consente il soddisfacimento, essendo tali crediti sorti in data anteriore al provvedimento ablativo e dunque presuntivamente durante la perpetrazione dell’attività illecite. Tale previsione, tuttavia, ha creato non pochi problemi sul piano pratico, poiché tendeva a confliggere con la ratio della legge stessa, la quale ha come precipuo obiettivo quello di consentire il proseguimento dell’attività aziendale, senza che questa possa essere danneggiata dal procedimento di prevenzione.

Si immagini, ad esempio, un’azienda che si occupa di abbigliamento. Cosa accadrebbe se improvvisamente le commesse dei fornitori non venissero più onorate? Come potrebbe essere assicurata la continuità aziendale senza i fornitori strategici?

Tali criticità sono state affrontate e risolte dall’introduzione dell’art. 54 bis ad opera della L. n.161/2017.

La norma, facendo proprie i molteplici dubbi sollevati dagli amministratori giudiziari, consente al giudice delegato di autorizzare il pagamento dei crediti antecedenti al sequestro, afferenti a prestazioni o forniture strategiche relative a rapporti commerciali essenziali alla prosecuzione dell’attività.

Riguardo, infine, alle azioni esecutive è l’art. 55 che ne dispone il divieto di inizio o di prosecuzione, mentre “I beni già oggetto di esecuzione sono presi in consegna dall’Amministratore Giudiziario. Le procedure esecutive già pendenti sono sospese sino alla conclusione del procedimento di prevenzione. Le procedure esecutive si estinguono in relazione ai beni per i quali interviene un provvedimento definitivo di confisca

Si tratterebbe di un vero e proprio impedimento alla prosecuzione del processo esecutivo, talchè il processo entrerebbe in una sorta di quiescenza, e dunque di un’improcedibilità dell’esecuzione individuale contemplata dalla legge che non consentirebbe ulteriori atti di impulso da parte del creditore procedente.

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Avv. Emilio Cintolo

L’Avvocato Emilio Cintolo consegue la laurea in Giurisprudenza nel 2004, e si abilita all’esercizio della professione forense nell’ottobre del 2007.

Completa la sua formazione per l’avvocatura sia con la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università di Catania (corso biennale 2004/2006) poi, nel 2016 col corso propedeutico all’iscrizione nell’Albo speciale dei cassazionisti presso la Scuola superiore dell’avvocatura del Consiglio Nazionale Forense.

Specializzato in diritto Penale e relatore in numerosi convegni ed eventi formativi, è attualmente componente del direttivo della membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Ragusa ed è patrocinatore presso le giurisdizioni superiori.

Maria Cristina Emmi

L’Avv. Maria Cristina Emmi si laurea in Giurisprudenza nel luglio del 2008 presso l’Università degli studi di Catania. Svolge il periodo di pratica forense collaborando con studi legali con sede a Catania specializzati nel settore del diritto civile, diritto del lavoro e diritto amministrativo, con particolare riferimento alla materia urbanistica e delle espropriazioni.

Nel 2011 si abilita all’esercizio della professione forense presso la Corte d’Appello di Catania ed inizia a svolgere la sua attività professionale patrocinando principalmente ricorsi innanzi al TAR ed al Tribunale Civile.

Dal 2016 l’Avv. Emmi, con una spiccata propensione all’approfondimento di argomenti riguardanti il diritto amministrativo, collabora con Enti di formazione svolgendo attività di docenza esterna in favore di impiegati comunali e dipendenti di società partecipate erogando formazione nelle materie specificamente dell’ordinamento degli enti locali, codice dell’amministrazione digitale, codice degli appalti, protocollo informatico, incompatibilità per i pubblici dipendenti, legge sul procedimento amministrativo, concorsi e stabilizzazioni nella Pubblica Amministrazione, sanzioni disciplinari.

Giuseppe D’Amico

L’Avvocato Giuseppe D’Amico consegue la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Catania nell’aprile del 2006, e si abilita all’esercizio della professione forense nel 2010. Nonostante l’estrazione “penalistica” dovuta ad una lunga pratica in questo settore del diritto, egli approfondisce anche altre tematiche del diritto, in particolar modo le società. Così ottiene un master di primo livello in “Diritto delle Società ed Economia delle aziende” nel 2016, mentre nel 2018 consegue la laurea specialistica in Scienze Economiche con il massimo dei voti.
Esperto in diritto dell’immigrazione, vanta una esperienza di sette anni come consulente legale del più grande centro d’accoglienza europeo sito in Mineo, e a tutt’oggi cura i ricorsi avverso il diniego della richiesta di protezione internazionale ex art. 35 bis D.lgs 25/2008. E’ anche autore di progetti sull’ introduzione alla legalità destinati ai richiedenti asilo, ed ha ideato protocolli di assistenza legale relativi alla richiesta di protezione internazionale presso le Commissioni Territoriali.
Ha collaborato per cinque anni in qualità di legale con la sigla UIL FPL settore pubblica amministrazione, curando diversi ricorsi dinanzi al Tribunale del Lavoro di Catania.
Dal 2017 è iscritto nell’Albo degli Amministratori Giudiziari, presso il Ministero della Giustizia e collabora in qualità di coadiutore nominato dall’Autorità Nazionale per i Beni Confiscati (ANBSC).
Si occupa inoltre della formazione universitaria attraverso l’attività di tutoring e coaching in materie giuridiche.

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